Disastro – 2

Il commento piu’ fesso che ho visto (ed e’ stata una bella lotta) e’ stato Beppe Sala che si e’ inpavonato del fatto che a Milano citta’ il PD sia rimasto il primo partito. Merito della buona Amministrazione.
Ha.
Siamo nel mondo della inferenza, dovremmo avere imparato tutti, almeno un pochino, a non inventarci correlazioni dove non ci sono. Allora come mai a Roma i 5stelle sono il primo partito? Merito della buona Amministrazione? Sciocchezze. Guardate dove ha vinto il PD. Milano 1,2,3. A Milano Nord (Sesto!!!!!) ha vinto DellaFrera, uno che io pensavo fosse emigrato per giusta causa da decenni.

Il PD resta il primo partito perche’ Milano e’ la citta’, numericamente e relativamente parlando, piu’ borghese d’Italia. La stessa borghesia che elegge un “navigato” manager a fare il sindaco. Come se fosse la stessa cosa. Passioni, visioni, a cosa servono?

Metto Marta Argerich che e’ lungo ma abbiamo 5 anni di tempo.

Disastro – 1

Io non sono sorpreso del fatto che LEU abbia fatto schifo, di solito io non vinco mai le elezioni, l’ultima volta e’ stato forse il 1975 (La Nave dei Folli), e io nemmeno votavo. Forse con Giuliano sarebbe stato diverso.

Ma, ma, detto tutto questo. Io mi chiedo se sia piu’ giusto un suicidio di principio o un suicidio tattico.

Il suicidio di principio e’ quello che dice: il programma dei 5 stelle (vedi dopo) e’ magari infattibile, ma e’ piuttosto di sinistra, ovvero va contro la diseguaglianza. Quindi per l’Italia, secondo il

    principio

appunto di fare il bene del paese, sono meglio loro che gli altri, e stando dentro un governo con loro possiamo correggere le cose che non vanno. Ma se lo sposiamo, diventiamo il partito junior della coalizione, e i partiti junior di solito fanno una brutta fine comunque vada.

Il suicidio tattico e’ quello che dice fanculo, si arrangino, noi ora ripartiamo dall’opposizione. Non governa nessuno, e tra dodici mesi i 5stelle prendono la maggioranza assoluta al grido di lasciateli governare.

Io in effetti so cosa sarebbe piu’ giusto. Ma pare che il 90% del PD la pensi diversamente, e questo secondo il principale oppositore di Renzi. E, a pensarci bene, non mi stupisce.

Programma dei 5stelle

Sono 20 punti, 5 fuffa pura, una dozzina di buon senso e relativamente di sinistra, nel senso di redistributivi, e 3 per acchiappare voti a destra. Poi per poterli realizzare dovremmo ereditare il Klondike con tutti i suoi giacimenti, ma lo score non e’ male. Se qualcuno che ne fosse capace usasse quelle centinaia di parlamentari per portarne a case tre e quattro, magari ottenendo anche che si aggiungessero uno ius soli o due….

ecco il millenovecentosettantacinque…

Come Salvarsi dai Corteggiatori molesti

Parlando di #MeToo,
oggi leggevo che la Ford negli Stati Uniti ha raggiunto un settlement di 10 milioni di dollari per una causa collettiva di molestie sessuali.
Nulla di strano, i predatori con il potere non sono solo i produttori. Un capo reparto ha lo stresso potere di un Weinstein quando si tratta di persone che lavorano per lui.
Quello che e’ strano e sinistro e che mi fa pensare che stiamo perdendo un’opportunita’ e’ che la stessa Ford aveva gia’ fatto un settlement per gli stessi motivi nel 1990. 22 milioni. E una solenne promessa di “intervenire alla radice del problema”.
27 anni, la stessa cultura, gli stessi comportamenti. Non abbiamo fatto progressi. Li stiamo facendo oggi? Ci sono leggi nuove che definiscono i reati, ed e’ un bene. Ma la cultura non cambia. Il potere non cambia.
Il potere e’ la chiave di lettura; come lo usiamo, come ci piace usarlo, come ci rende incapaci di vedere le cose con gli occhi e le emozioni degli altri. Non so se davvero le donne lo usino molto diversamente (tendo a pensare di no, che le differenze medie siano marginali) ma anche fosse cosi’, se non ci puo’ essere pace almeno facciamola diventare una battaglia tra pari .
Solo piu’ donne al potere (il potere dell’officina, del reparto, della fabbrica, del consiglio d’amministrazione) potranno cambiare questa situazione. Se non ci credete e pensate di avere fatto grandi progressi, leggete questo numero di Grazia.

E’ del 1960, e chiaramente le soluzioni proposte non hanno funzionato…

Ragazzi miei

‘Dove andremo a dormire questa notte? Alla stazione di Victoria stesi sotto le biglietterie o nascosti dentro una tenda piantata ai bordi di una tangenziale? Dove ci laveremo i capelli che ormai e’ chiaro a tutti che non vedono acqua da tempo, cosa ci succederà domani?’

Una generazione, forse mezza, e queste domande che già per noi erano solo domande da vacanza e da libertà sembrano essere diventate domande che possono riguardare solo altri. Immigrate che non sanno come arrivare alla mattina senza una protezione, disperati da tossicodipendenze che non hanno trovato un aiuto, divorziati malprotetti da giudici che non hanno il tempo di giudicare.

Dove vanno questi ragazzi, cosa so di loro? Dove va Giacomo, con la sua apparenza infallibile, il suo camminare dinoccolato e la sua trasgressione controllata, droghe, sesso, pugni, tutto in quantità moderata. Dove andrà, seguirà il suo tranquillo amore o proverà a stravincere e a fare qualcosa di unico, il primo? O terrà tutto insieme? Dove va Vera, che nasconde passioni e si nasconde con il suo farcela all’ultimo minuto, la sua distrazione controllata, la sua fragilità che si trasforma in forza. La sua indipendenza di fatto, senza strilli e clamori, e la sua solitudine. Quale sarà lo strappo che segnerà il suo destino, quale il ragazzo o la ragazza che la porterà via? Dove andrà Marta, così attenta al dolore e al giudizio degli altri? Dove andrà così magra e sorridente, troverà una causa per cui lottare, una ragione vera per cui valga la pena di fare le cose solo perché sono giuste? Saprà vincere, saprà come ferire gli altri quando le servirà? E Luca, dove andrà? Dove lo porteranno quell’ironia da grande, quella voglia di giocare e ridere e sghignazzare che non sembra mai esaurirsi. Con tutte le domande che ha in testa, quali saranno quelle a cui vorrà davvero dare una risposta?

E dove andranno Alice e Clara, ragazze degli anni 10 a cui è dedicato il nostro futuro migliore, a cavallo tra mondi così diversi che viene da chiedersi come faranno a tenerli insieme e se saranno loro a incominciare a chiudere i bordi, a avvicinare i lembi di questi modi di essere che si allontanano ogni giorno?
Quando ero Giacomo chi mi stava intorno pensava che sapessi tutto mentre io sapevo solo quello che mi mancava e definivo il mio futuro per negazioni: voglio la ragazza che non ho, non voglio quello che i miei genitori hanno e sono. Quando ero Vera ero io a pensare di potere vincere e stravincere, ero quello che lasciava tutto per strada come se il domani fosse stato comunque e scontatamente mio. Quando ero Marta assaporavo la libertà che lei avrà forse a 16 anni e il mio tempo era infinito. Quando ero Luca ero così preoccupato di quello che sarebbe successo da non riuscire a dormire, senza motivo, e solo le notti non finivano mai.
Oggi quando mi sveglio nei giorni migliori penso che questi ragazzi siano la sola cosa sensata di cui mi devo occupare. E bello pensare che ce ne sia almeno una, ma il passo successivo non è facile.

Abbiamo toccato, in questo paese, il fondo delle disuguaglianze. Siamo in media molto più ricchi della generazione scorsa, siamo in media molto più fascisti, e in media ci interessa molto meno come stanno gli altri. Ma e’ la mediana della povertà e del malessere che continua a diminuire, e in quella sillaba sta tutta la differenza del mondo. Sembra sciocco ed è arrogante, ora, pensare di volere cambiare le cose ma come si fa a non pensarci, e se ci si pensa come si fa a non provare ad impegnarsi per fare, e se si comincia davvero a pensare allora come si fa a non capire che per impegnarsi si deve fare in modo diverso. Forse più violento, forse più dolce, ma il marketing e le facce carine possono renderti ricco e famoso ma non cambiano la realta’, danno solo delle illusioni di movimento.
Insomma ci vuole nuovo un sogno politico. Altrimenti ci faremo riportare indietro. I segni e i semi ci sono tutti. Si deve decidere se leggerli o lasciarli germogliare senza strapparli.

stato del mondo

La FCC sta uccidendo la net neutrality, la sinistra italiana è suicida (e cieca) e nemmeno io mi sento tanto bene.

Ieri ho sognato uno stato avanzamento lavori, e il cliente immaginario aveva modi e fattezze di uno psicopatico. Se nemmeno il sapere finalmente che “smetto quando voglio” mi aiuta a non interiorizzare cosi’ tanto, cos’altro posso fare? Distribuire volantini anti-sistema in ufficio?

La mattina vado a correre nel centro della città in quella nuova controra che vede il cambio della guardia tra chi dorme sui marciapiedi e chi ci camminerà sopra. Legioni di persone. Per non parlare di Corso Concordia, di Viale Tibaldi, di Via Ortles e di tutti quei punti di Milano dove la carità si manifesta.
Questo nella luminosa e rinnovata Milano faro d’Italia, pesce pilota dell’innovazione (anche sociale) e quasi in grado di vincere una partita Europea. In questa Milano luci e nuova brillantina la povertà estrema è incredibilmente visibile. Fuori da Milano, per quello che vedo, lo e’ anche di più.

Stare ancora passabilmente bene ma vedere con i propri occhi quello che è un destino possibile è ciò che ci fa più paura; ci fa diventare chiusi, nemici, razzisti. Il populismo, l’affidarci a chi ha ricette magiche, è l’ultima difesa.

Non che nessuno se ne accorga. Quello che ieri era una nicchia di pensiero mediatica alla stregua dei nouveaux philosophes degli anni 70, una specie di setta di noveaux economistes con Piketty come Levi Strauss, oggi si e’ ingrossata e fa scuola. Ha ricette (vedi Mazzuccato) ma resta ignorata da PD e sinistra del PD, che si limitano a frasi di rito sulla priorità di diminuire le disuguaglianze. Senza capire che alle ricette facili vanno contrapposte ricette difficili. Che si deve parlare chiaramente a tutte le costituenti e fare capire che non tutti potranno avere di più, ma che dalla redistribuzione uscirà una società migliore, più stabile e non più avviata su un piano inclinato. Che il togliere la fame dalle nostre strade avrà un prezzo ma che quel prezzo sarà sopportabile per tutti.

Così non si vincerà? E’ probabile, ma si devono porre le basi per un nuovo patto sociale. Le ricette facili falliranno, e si dovrà essere pronti con una proposta concreta. Forse oggi è meglio perdere bene che vincere male.

Oh, lo stesso si può dire per le donne. Ogni volta che provo a dire che andrebbe ridotto lo spazio (e il costo) del congedo di maternità per fare posto (e denaro) al congedo di paternità le mie interlocutrici ammutoliscono. Non fa vincere le elezioni e non rende popolari. Ma è la strada per innescare un cambiamento culturale che renderà la parità raggiungibile e non un obbiettivo da multinazionale inseguito con strumenti posticci.

Ma io forse e’ meglio che di donne non parli. A proposito di diseguaglianze ed asimmetrie.

Casa

Sto cercando casa.
Non una casa fisica (forse un giorno anche quello, ma per ora quella che ho mi va bene, come un maglione largo), ma una casa concettuale, dove ci siano persone che hanno idee simili alle mie, e vogliano vedere le stesse cose che vorrei cambiare io.

Casa e’ stata per tantissimi anni il PCI, dove i miei amici comunisti calabresi mi hanno accolto dopo gli anni giovani, e li’ sono stato tutto sommato bene, di sicuro non me ne sono interessato tanto, forse non mi sono accorto di cose che non funzionavano, ma sempre casa mi e’ sembrata. La sezione di Certosa, la sezione di via Gramsci, i vecchi, i ragazzi, le sere delle elezioni con i foglietti e le calcolatrici. I consigli comunali. Quella era casa, anche se la abitavo poco.

Da qualche anno la moquette e’ cambiata, e io mi sono ritrovato allergico alla nuova. Frasi apodittiche, che ricordano i nonsensi delle multinazionali. Il cambiamento “per il cambiamento” che secondo me nasconde sempre un secondo fine. I centristi che avanzano, e vincono, persone a cui apparentemente non interessa l’uguaglianza, almeno non quanto gli interessa il potere. Almeno a giudicare dai comportamenti pubblici, che sono l’unica fonte che ho.

Quindi ho smesso di entrarci, ma fuori non mi piace e le altre case sono abitate da lupi piu’ o meno feroci.

Nel cercarne un’altra ho visto questa cosa di Pisapia, comunque la si chiami. “Campo Progressista” e’ impronunciabile, e lui stesso per mezz’ora di discorso l’ha chiamato “Campo Aperto”, che non vuole dire nulla e sembra una trasmissione TV. Ma il nome non importa davvero , anche se quelli di Articolo Uno hanno un nome figo, se davvero hanno il coraggio di usarlo e di candidare i 99 Posse o Lo Stato Sociale in almeno un paio di collegi.

Quello che importa sono i valori, e a parole sembra ci siano tutti i valori giusti. Da li’ si puo’ partire a pensare che la casa giusta, se ci si puo’ entrare. A Roma, pero’, Pisapia ha fatto una cosa molto brutta. E’ arrivato, a teatro pieno, e ha baciato a uno a uno tutti quelli che erano seduti in prima fila. Roba da PolitBuro. Non ci si bacia, e non si baciano gli amici. Qui c’e’ da lavorare, non e’ una (ancora) una festa.

Insomma non so ancora se questa sara’ casa mia, ma ci spero