Ragazzi miei

‘Dove andremo a dormire questa notte? Alla stazione di Victoria stesi sotto le biglietterie o nascosti dentro una tenda piantata ai bordi di una tangenziale? Dove ci laveremo i capelli che ormai e’ chiaro a tutti che non vedono acqua da tempo, cosa ci succederà domani?’

Una generazione, forse mezza, e queste domande che già per noi erano solo domande da vacanza e da libertà sembrano essere diventate domande che possono riguardare solo altri. Immigrate che non sanno come arrivare alla mattina senza una protezione, disperati da tossicodipendenze che non hanno trovato un aiuto, divorziati malprotetti da giudici che non hanno il tempo di giudicare.

Dove vanno questi ragazzi, cosa so di loro? Dove va Giacomo, con la sua apparenza infallibile, il suo camminare dinoccolato e la sua trasgressione controllata, droghe, sesso, pugni, tutto in quantità moderata. Dove andrà, seguirà il suo tranquillo amore o proverà a stravincere e a fare qualcosa di unico, il primo? O terrà tutto insieme? Dove va Vera, che nasconde passioni e si nasconde con il suo farcela all’ultimo minuto, la sua distrazione controllata, la sua fragilità che si trasforma in forza. La sua indipendenza di fatto, senza strilli e clamori, e la sua solitudine. Quale sarà lo strappo che segnerà il suo destino, quale il ragazzo o la ragazza che la porterà via? Dove andrà Marta, così attenta al dolore e al giudizio degli altri? Dove andrà così magra e sorridente, troverà una causa per cui lottare, una ragione vera per cui valga la pena di fare le cose solo perché sono giuste? Saprà vincere, saprà come ferire gli altri quando le servirà? E Luca, dove andrà? Dove lo porteranno quell’ironia da grande, quella voglia di giocare e ridere e sghignazzare che non sembra mai esaurirsi. Con tutte le domande che ha in testa, quali saranno quelle a cui vorrà davvero dare una risposta?

E dove andranno Alice e Clara, ragazze degli anni 10 a cui è dedicato il nostro futuro migliore, a cavallo tra mondi così diversi che viene da chiedersi come faranno a tenerli insieme e se saranno loro a incominciare a chiudere i bordi, a avvicinare i lembi di questi modi di essere che si allontanano ogni giorno?
Quando ero Giacomo chi mi stava intorno pensava che sapessi tutto mentre io sapevo solo quello che mi mancava e definivo il mio futuro per negazioni: voglio la ragazza che non ho, non voglio quello che i miei genitori hanno e sono. Quando ero Vera ero io a pensare di potere vincere e stravincere, ero quello che lasciava tutto per strada come se il domani fosse stato comunque e scontatamente mio. Quando ero Marta assaporavo la libertà che lei avrà forse a 16 anni e il mio tempo era infinito. Quando ero Luca ero così preoccupato di quello che sarebbe successo da non riuscire a dormire, senza motivo, e solo le notti non finivano mai.
Oggi quando mi sveglio nei giorni migliori penso che questi ragazzi siano la sola cosa sensata di cui mi devo occupare. E bello pensare che ce ne sia almeno una, ma il passo successivo non è facile.

Abbiamo toccato, in questo paese, il fondo delle disuguaglianze. Siamo in media molto più ricchi della generazione scorsa, siamo in media molto più fascisti, e in media ci interessa molto meno come stanno gli altri. Ma e’ la mediana della povertà e del malessere che continua a diminuire, e in quella sillaba sta tutta la differenza del mondo. Sembra sciocco ed è arrogante, ora, pensare di volere cambiare le cose ma come si fa a non pensarci, e se ci si pensa come si fa a non provare ad impegnarsi per fare, e se si comincia davvero a pensare allora come si fa a non capire che per impegnarsi si deve fare in modo diverso. Forse più violento, forse più dolce, ma il marketing e le facce carine possono renderti ricco e famoso ma non cambiano la realta’, danno solo delle illusioni di movimento.
Insomma ci vuole nuovo un sogno politico. Altrimenti ci faremo riportare indietro. I segni e i semi ci sono tutti. Si deve decidere se leggerli o lasciarli germogliare senza strapparli.

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