Dentro

In questi lunghi giorni una delle cose più difficili è tenersi dentro quello che si prova. Potersi sfogare solo con pochi, non potere cantare a squarciagola la propria canzone. Non poterla sussurrare a chi si vorrebbe farlo.

Certo, essere forti e composti è importante. Certo, leggi  le cronache della resistenza e i condannati a morte affrontarla con il sorriso sulle labbra e li ammiri. Ma se ci pensi, quanto deve pesare quel sorriso.

Qui siamo più leggeri, qui non muore nessuno ma anche qui il sorriso ha un peso sproporzionato. Il sorriso che vorrebbe farsi diverso, uscire dalla sua bidimensionalità facciale  ed essere un abbraccio, una carezza, una proposta.

Ho una canzone precisa in mente, ma mi rendo conto che sarebbe troppo, e che in molti mi cancellerebbero e che in molti riderebbero di me. Quindi lascio solo le 4 righe più belle…. stavo in fila /con i disillusi / tu mi hai raccolto come un gatto / e mi hai portato con te.

E allora per colonna sonora uso questa – che non è la cosa che  vorrei davvero sussurrare oggi ma che, lo stesso,  parla di quello che ho dentro e che non ho il diritto di dire.

Sonno

Sonno sonno sonno, e nessun successo nel dormire. Come siamo costruiti buffi.

Oggi i due aiutanti mi hanno dato i seguenti consigli. Difenditi. Vattene. Parlane. Non parlarne. Aspetta. Agisci. Cambia. Resta come sei.

Loro lo fanno per il mio bene, si vede che ci sono parecchi me di questi tempi e devono accontentarli tutti.

Oggi, se fossi stato foco le avrei fatto una carezza. Io, che sono il debole. E’ come se fosse debole anche lei, indebolita.

Oggi i miei figli grandi mi hanno dato forza, mi hanno riempito di carezze dell’anima.

La buonanotte è per tutti quelli che amo

Domani

Domani devo vedere due strizza. A mezz’ora di distanza l’uno dall’altro, e credo sia un record.

Forse mi aiutano, forse no. Io certo non aiuto loro, sono un caso semplice. E poi devo vedere mio figlio, quello grande che è tornato dall’Inghilterra per Natale.  Forse anche lui mi aiuterà. Forse un giorno ne scriverò, di tutti questi figli. All my sons.

Se tutto potesse davvero, domani, cominciare a girare al contrario. Non per tornare indietro, ma per andare avanti. Ma non avanti come vuole , avanti come voglio. Avanti per combattere per quello che desidero. Credo sempre meno all’effetto lenitivo del tempo. Credo che il tempo complichi e tolga, non credo che dia e non credo che risolva.

Cosa fareste se foste innamorati di Jeanne Moreau? Aspettereste che il tempo  ve la faccia dimenticare?

On s’est connus, on s’est reconnus.
On s’est perdus de vue, on s’est r’perdus de vue
On s’est retrouvés, on s’est séparés.
Dans le tourbillon de la vie.

La forza dell’amore

E’ veramente incredibile. E indifendibile dalla ragione. Perché mi lamento e stupisco dell’effetto che ha sugli altri se poi ha questo effetto su di me? Più tutti, amici, aiuti, parenti, cani, gatti specchi libri ed oggetti  mi dicono quello che devo fare più io ne dubito, perché il mio cuore le mie viscere il mio stomaco e tutti i neuroni e le loro sinapsi dedicate ai cinque sensi  mi dicono di no. Devo spegnerle ad una ad una ma che  strazio.

Una pena così grande merita di essere alleviata con  due canzoni questa sera. Una più seria una meno.

Quella meno, comunque seriamente ricorda i luoghi dell’amore.

Quella più, beh….

quella più forse avremmo dovuto ascoltarla di più.

la leggerezza

Cammino lungo una linea sottilissima. Ogni oscillazione, ogni sbandamento causa ripercussioni (al mio stomaco, al mio cuore, alle mie lacrime e forse anche a lei) sproporzionate.

Vivo nelle gravità di Giove. La leggerezza sarà la prima riconquista.

Se avete tre quarti d’ora liberi (lo so, non li avete..), usateli qui.

Se ne avete un po  di più, usateli  per leggere la lezione americana, o fate le due cose insieme…..

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaC/calvino1.htm

Ritornare a casa

E’ sempre più difficile, ritornare a casa. Quando sono fuori in qualche modo sopravvivo, il dolore è meno forte e l’immaginazione non è così vivida. A casa invece tutto ti sbatte in faccia. Gli sbalzi d’umore, le telefonate, la mancanza di futuro.

Anche i momenti di piccola gioia con i bambini sono quasi rovinati dall’incombere del cambiamento. E temo sarà così anche nel futuro, quando non sarà più casa mia.

Se mi sono rassegnato su tante cose (e sottolineo se), su questa ancora fatico, sul pensiero della genitorialità separata, del non poter più avere quei momenti di gioia insieme che erano parte del senso della vita. Saranno diversi, ci saranno ancora ma diversi, e mi mancheranno.

Le cose cambieranno, l’acqua e il tempo le lisceranno, riusciranno a trasformare l’amore  e l’odio in qualcosa di neutro? In qualcosa confuso tra il rispetto e il distacco?  L’affetto, ora, fa troppo male dentro solo nell’essere nominato. Questa ordalia come potrà avere un lascito d’affetto?

E se lei non riuscirà a contenere il suo egoismo, se trascenderà il rispetto  nel nome del suo principio di potenza?  Se potessi essere sicuro che questo non accadrà forse dormirei di più e meglio. Anche questo fa parte dell’abbandono,  di questo abbandono, il non potere, nel lutto, essere pienamente padroni del proprio destino.

Che soundtrack può avere questa serata triste?  Mina, per ricordarmi dei miei errori

Compiti a casa

Primo.

Trova una risposta alla domanda: quale è il tuo posto nel mondo. E’ (anche) questo che mi fa mancare il respiro. Lo sapevo, fino ad ieri. Sapevo dove tornare, ogni volta. Ora quel posto (fisico, mentale, affettivo….) non c’è più – anzi c’è ancora  ma ora è una trappola infernale che ti attira e ti avvelena. L’esercizio consiste nel trovarne un altro, con tutti i suoi perché.

Secondo.

Risolvi il  seguente problema: oggi la stessa persona è

  • il tuo unico e disperato amore
  • la madre dei tuoi figli
  • un mostro epocale

Presenta un piano per ridurre le tre verità a una, massimo due.

A fine esercizio, ascolta questa. Non ci capirai molto ma ti sentirai meglio 

Assenza

Tra tutti i sentimenti e le sensazioni che provi, l’assenza è forse quello più forte e che ti atterrisce di più.  E’ la visualizzazione dell’asimmetria che si è creata.  Lei non c’è.

Più.

Anche nelle fasi di mezzo di questi tempi, quando assenza e presenza coesistono, la presenza ti da una serie di sensazioni diverse, non c’è un’unica nota. L’assenza porta solo il vuoto la mancanza la ricerca di toccare qualcosa, anche se sai che è un fantasma.

Questa probabilmente non è stata pensata come una canzone sull’assenza, ma per me lo è più di ogni altra

Blue here is a shell for you
Inside you’ll hear a sigh
A foggy lullaby
There is your song from me

Aiuto

E così arrivi all’aiuto. E l’aiuto è una bella signora di 65 anni che ti dice: “sei un ipersano che ha sbattuto contro un tram”.  E non essendo un’amica o un amico tu puoi anche permetterti di crederle senza temere di ingannarti (ovviamente il fatto che in quel momento lei sia pagata da te non conta).

Baby I have been here before
I know this room, I’ve walked this floor
I used to live alone before I knew you.
I’ve seen your flag on the marble arch
Love is not a victory march
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah

Ma poi la signora ti da anche una microscopica pillola al giorno, dicendoti che è per  guarire le ferite da tram. E queste pillola ti manda su e giù – sensazioni nuove e non piacevoli. E alla fine un attacco di panico, appena sceso dalla macchina. Respira forte con la bocca, siediti, aspetta che tutto smetta di girare. Un passo avanti e dieci indietro.