Ritornare a casa

E’ sempre più difficile, ritornare a casa. Quando sono fuori in qualche modo sopravvivo, il dolore è meno forte e l’immaginazione non è così vivida. A casa invece tutto ti sbatte in faccia. Gli sbalzi d’umore, le telefonate, la mancanza di futuro.

Anche i momenti di piccola gioia con i bambini sono quasi rovinati dall’incombere del cambiamento. E temo sarà così anche nel futuro, quando non sarà più casa mia.

Se mi sono rassegnato su tante cose (e sottolineo se), su questa ancora fatico, sul pensiero della genitorialità separata, del non poter più avere quei momenti di gioia insieme che erano parte del senso della vita. Saranno diversi, ci saranno ancora ma diversi, e mi mancheranno.

Le cose cambieranno, l’acqua e il tempo le lisceranno, riusciranno a trasformare l’amore  e l’odio in qualcosa di neutro? In qualcosa confuso tra il rispetto e il distacco?  L’affetto, ora, fa troppo male dentro solo nell’essere nominato. Questa ordalia come potrà avere un lascito d’affetto?

E se lei non riuscirà a contenere il suo egoismo, se trascenderà il rispetto  nel nome del suo principio di potenza?  Se potessi essere sicuro che questo non accadrà forse dormirei di più e meglio. Anche questo fa parte dell’abbandono,  di questo abbandono, il non potere, nel lutto, essere pienamente padroni del proprio destino.

Che soundtrack può avere questa serata triste?  Mina, per ricordarmi dei miei errori

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