Il fronte del SI

Non ci posso credere. Questa persona e’ in gamba, era un formatore e un coach bravissimo. Poi ha derivato verso la trascendenza meditativa, e passi, immagino sia un modo come un altro di essere a la page e continuare a lavorare. Ma questo e’ troppo. “Un futuro migliore”, e’ quasi piu’ falso di “meno politici” (si, 300 in meno su 50 o 100 mila….) o altri populismi. Non e’ per fare il benaltrista, ma queste cose non si possono proprio vedere….

Marco,
secondo il principio che la cosa migliore che si possa fare per un amico sia dargli feedback, invece di cancellare come spam, ti scrivo.

Senza assolutamente entrare nel merito della materia, ti spiego perche’ questa mail mi ha fatto incavolare:
1) “tutti in bcc” si usa solo per comunicazioni organizzative e annunci, dove vuoi evitare un “reply all”, altrimenti qualifica immediatamente come spam, tu scrivi una circolare ma non fai sapere a chi l’hai scritta
2) io sono nella tua mailing list in quanto legato da una relazione di lavoro, lavoro concretizzato nell’area della consulenza, del training, della organizzazione. Se mi scrivi parlandomi di tutt’altro, e non in modo personale o amicale ma usando una lettera circolare, questo e’ spam, ed e’ spam inopportuno in quanto il mio indirizzo non l’hai per ragioni politiche. Se questa mail me l’avesse mandata Paolo Barberis, o la sezione 2 del PD, non avrei battuto ciglio, sarebbe stato uno spam in qualche modo legittimo. Da te (o da qualunque altro collega di lavoro), no.
3) Anche rimanendo nel contesto e passando sopra ai primi due punti, da una persona della tua levatura mi aspetto una analisi motivata e razionale, non un invito a fare una cosa basato su una tua “profonda convinzione”. Fatti, argomenti, non slogan e mozioni degli affetti….

cordialmente,

mauro

From: Marco G [mailto:yyy@xxx.com]
Sent: Sunday, October 16, 2016 2:26 PM
To: Marco G
Subject: 4 dicembre

Ti scrivo perché sono profondamente convinto che questa riforma costituzionale sia l’opportunità che non si ripresenterà per almeno vent’anni di lasciare ai nostri figli un sistema politico diverso, più efficiente, più capace di affrontare i problemi del paese e di renderlo migliore.Forse anche tu sei di questo parere, ma ti scrivo ugualmente per chiederti di non gettare al vento questa possibilità. Al di là dei calcoli di breve respiro dei sostenitori del No, se vogliamo una Costituzione e un futuro migliori votiamo Sì.
Un caro saluto
Marco

Elicotteri

Il rapporto tra genitori e scuola e’ davvero una delle cose maggiormente cambiate tra la mia generazione e quella dei miei figli (tecnicamente dovrebbe essere una ma nel mio caso forse sono due, o almeno una virgola cinque).

Si e’ passati da una delega totale, e una totale responsabilizzazione, a una continua intromissione e una corresponsabilizzazione. Se i nostri figli vanno male a scuola, oggi, e’ un problema (e uno stigma) anche dei genitori che quindi fanno di tutto perche’ non succeda; dal portare a scuola il libro dimenticato all’attaccare pubblicamente i professori per screditarli.

E le scuole reagiscono cercando piu’ inclusivita’, moltiplicando i momenti in cui si “e’ insieme ai genitori”, insomma cercano di assorbire l’urto senza combatterlo, in nome, immagino, della competitivita’ del mercato e paventando future chiusure per mancanza di allievi. Insomma, la perfetta spirale viziosa. Viva l’Arkanas che ha preso una posizione forte.

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https://www.washingtonpost.com/news/education/wp/2016/08/19/your-son-will-learn-to-problem-solve-arkansas-school-puts-helicopter-parents-on-notice/

Attori

Alle selezioni per la Scuola Paolo Grassi si sono presentati in 600. Per 15 posti. Piu’ degli iscritti a Matematica nelle due universita’ di Milano; piu’ degli iscritti a Fisica.
E ci sono tante altre scuole di Teatro, dove andranno poi anche i 585 che non entreranno alla Paolo Grassi.

E’ chiaramente tutto sbagliato, ma io, da matematico, trovo emozionante pensare che in cosi’ tanti vogliano seguire la loro passione.

“Una pillola ti rende piccolo, l’altra ti rende grande. E quella che ti ha dato la mamma non ti fa proprio nulla”. Basta scegliere, dice Alice.

Asili nido

Una delle aziende dove ho lavorato si trasferira’ di sede. Diciamo che va in centro. E nel farlo, chiude l’asilo nido interno. In centro non c’e’ spazio.

Quell’asilo l’avevo fortissimamente volute io tanti anni fa, mi fa cosi’ tanta tristezza vederlo chiudere. L’idea, non il luogo fisico. L’idea che “tanto lo usavano in pochi”, che non serve ai piu’ giovani, che le risorse vano distribuite a pioggia.

Sono quei piccoli segni che ti spiegano perche’ nulla cambia, anche se tutti continuiamo a parlare del cambiamento. Chiacchiere e distintivo, di nuovo.

Fertility Day

Direi che e’ un tema irresistibile, sono riusciti a farsi ridere in faccia da Casa Pound a Saviano in meno di dodici ore. Complimenti.

Del resto cosa ci si puo’ aspettare da chi ha una storia del genere e viene messo ad affrontare temi etici e sociali.  C’e’ solo da stupirsi che la 194 non torni sotto attacco anche formale in modo da completare il lavoro fatto attraverso l’obiezione.

Buffo paese, buffo governo. Nessuno (che io abbia visto) si e’ pero’ chiesto perche’ il nome in inglese. Io li trovo sempre scivoloni non trascurabili.  Ma il commento migliore e’ un commento a sostegno, cortesia della Repubblica:

“Sono meravigliata, perché l’obiettivo del nostro lavoro di esperti a supporto del ministero e di questo ministro, che per primo si è interessato al tema della fertilità e a tutto questo universo poco noto, era quello di fare conoscere la struttura del corpo degli uomini e delle donne e il suo funzionamento dal punto di vista riproduttivo, dando strumenti semplici, accessibili, divulgativi a tutti per fare scelte consapevoli”, ribatte Eleonora Porcu, presidente del tavolo consultivo sulla fertilità del ministero della Salute e direttrice del centro di Infertilità del policlinico Sant’Orsola-Università di Bologna.

Quindi l’obbiettivo e’ spiegare agli Italiani la struttura del corpo umano e il suo funzionamento dal punto di vista riproduttivo. Bene, ci metteremo in fila.

Ma si rendono conto di quello che dicono? Comunque il Ministero stesso si e’ lamentato di noi che non abbiamo capito lo “spirito” dell’iniziativa. Autocritica, mai in questa terra.

Comunque, I can’t explain

 

 

 

contare fino a tre

Su Alley Oop  (si, il nostro amico cavernicolo! th) c’è un post che si deve rileggere un paio di volte, perché a prima vista può sembrare un pesce d’aprile.

alleyoop.ilsole24ore.com/2016/08/23/la-proposta-di-legge-sul-congedo-per-dismenorrea-prima-di-passare-ai-commenti-vogliamo-leggerla-e-un-solo-articolo

Io non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma l’idea di rendere legge dello stato la possibilità che ogni donna abbia certificabili annualmente 3 giorni di congedo mensili per dismenorrea non fa che acuire la sensazione che non si capisca dove è il problema, quando si parla di gender gap.

La radice, o perlomeno una delle radici, del problema è nello stereotipo che assegna l’onere della cura familiare alla donna. Quindi da per scontata una minore presenza sul lavoro, assolve l’uomo dal doversi occupare in modo almeno paritetico della cura familiare, e insomma nega intrinsecamente il concetto di parità, in nome, spesso, della fisiologia. Come un mio collega mi ha rinfacciato una volta, parlando di un ragazzo che non era disponibile a lavorare su un progetto perchè avrebbe avuto un figlio tre giorni dopo, “…mi risulta che i figli li facciano le donne…” .

A me pare che l’idea del congedo per dismenorrea amplifichi questa visione. Se uno, o una, sta male, sta male, se non riesce a lavorare non viene a lavorare. Ma battezzare un congedo specifico per quello mi fa ritornare alle mente cose del passato.

Dalla Treccani: “L’idea, diffusa in quasi tutte le culture e in ogni tempo, di una ‘impurità contaminante’ del flusso mestruale si è tradotta in regole di comportamento restrittive per la donna, come manifestazione di un rapporto antagonistico tra i sessi. “

Sempre dalla Treccani: “Generalmente, le società sembrano essersi limitate a prescrizioni rivolte a tenere a distanza le donne mestruate; tuttavia, la volontà di evitare di contaminarsi anche solo toccando oggetti usati dalle donne mestruate ha dettato anche regole di segregazione, le quali impongono loro, per tutto il corso del ciclo mestruale, di appartarsi in un angolo separato della casa, in una capanna predisposta a tale scopo precipuo, in una tenda dietro l’abitazione, o addirittura di allontanarsi dal villaggio, rifugiandosi nella foresta”

Quindi, nulla di nuovo. Ma ha senso incentivarlo, ha senso generalizzare una protezione che già esiste (il congedo di malattia) ? Ha senso  farlo  a nome di 4 donne del PD? Ha senso farlo usando come referenze UNA azienda inglese e la Corea del Sud, Taiwan e il Giappone del 1947? Oltretutto, riconoscendo che questa predisposizione orientale è connessa alla (sic) “credenza che se le donne non si riposano nei giorni del ciclo avranno poi numerose difficoltà durante il parto”

Io sono confuso, forse qualcuno mi spiegherà. Per adesso, preparo l’azienda a lustrazioni periodiche. E ascolto Capossela e Giovanna Marini.

 

 

 

I parrucchieri di Stoccolma

Sono stato per qualche giorno a Stoccolma  e ho visto un sacco di buonumore. Forse, come dice McKinsey,

http://www.mckinsey.com/global-themes/employment-and-growth/poorer-than-their-parents-a-new-perspective-on-income-inequality?cid=other-eml-nsl-mip-mgi-oth-1608

è dovuto al fatto  fatto che negli ultimi 10 anni solo il 2% delle famiglie è diventato più povero, rispetto alla nostro inattaccabile 100%.

Untitled

O forse è dovuto al loro naturale sense of humour, che si esplica nei nomi che danno ai negozi di parrucchiere: Cut the Crap, My Sister’s Hair, Rufs och Kalufs, Fair with Hair,  Clipp-er, …

Noi, invece, impoveriti, siamo  rimasti all’ “Outlet del Funerale”….

 

Taking’ bout a revolution

Io vado già da qualche anno dicendo a figli ed amici che le cose non vanno bene e che il periodo di pace più lungo della storia sta per finire. Troppi devono troppo a troppo pochi, troppi hanno pochissimo e pochissimi hanno quasi tutto.

Noi, nel senso di noi che andiamo al ristorante, abbiamo uno stipendio e una assicurazione e un ombrellone al mare possiamo tranquillamente non accorgercene. Siamo ancora in abbastanza per poterci illudere di essere quasi tutti. Ma siamo sempre più in un Truman show, e la campana di vetro si sta stringendo.  Ce ne possiamo accorgere solo se ci concentriamo, ci pensiamo e magari leggiamo i libri di storia. Ma il coro della politica fa di tutto per non farcelo vedere. O va tutto bene e “stiamo per” diventare ricchi e famosi, o, per quelli per cui va tutto male, la colpa è degli “altri”, che sono quelli che hanno ancora meno dei moltissimi che non hanno quasi più nulla. Una gara al ribasso, la negazione di ragione, etica e solidarietà. Solo ambizione e bramosia di potere o, per quelli in buona fede, squilibrio mentale.

Nell’ultimo anno mi sento molto meno solo; molti che ne sanno molto più di me e che questa cosa l’avevano vista arrivare da tempo hanno cominciato a parlarne. Anche gente autorevole, tipo il Papa o il fondatore del PD. Non mi fa tanto più contento, mi preoccupa ancora di più. Anche perché le soluzioni proposte non ci sono, sono invocazioni o slogan residuali tipo “acceleriamo l’integrazione europea”. Ha.

E poi, anche se avessero un programma, nessuno li vota, questi pessimisti. E così io continuo a preparare i ragazzi perché se ne possano andare e a pensare a come forse una piccola rivoluzione potrebbe fermare gli ingranaggi. Siamo disposti ad avere un poco meno?

 

 

(updated due giorni dopo)

A cena con amici c’era una figlia diciottenne che è entrata nella conversazione su quanto sopra e ha categoricamente smentito la possibilita’ di una Guerra. Perché’, la sua logica, oggi al contrario di 70 e 100 anni fa tutti   i ragazzi (che sono quelli che poi in guerra ci devono andare) sono molto più istruiti e hanno studiato cosa succede, con le guerre. E’ un ottimo argomento, ed è un fatto vero. Spero che basti. Qualche dubbio ce l’ho, perché’ basta il 20 per cento di estremisti, populisti, fanatici, anche tra i ragazzi, per diventare velocemente maggioranza. E se l’istruzione da sola bastasse a farci essere più logici e migliori ed etici, quante altre cose “di massa” non dovrebbero succedere, ora che tutti studiano fino ai sedici anni?

Ma è stato bello sentire l’ottimismo, e non tutto si può spiegare con la logica e con la storia.. Quindi…

Il meglio e’ il nemico del bene

Sempre parlando di diversita’, ci si accorge di quanto  il tema sia complicato  sfogliando Project Include http://projectinclude.org, il sito del club di Ellen Pao  e altre che si propongono  di consigliare le startup (e i VC) su come non cadere nelle trappole della discriminazione.

Il sito non e’ male, fa un poco cadere le cose dall’alto ed e’  verboso ma e’ sicuramente completo e didattico. A un certo punto comincia a spiegare come dovrebbe essere fatto il codice di condotta di un’azienda ed arriva a descrivere un mondo che io non credo esista davvero, non  qui, non in occidente.

Virgolette (parla di cene aziendali):

In requiring employees to explicitly decline to drink alcohol, you may also unwittingly be violating their privacy, of forcing them to disclose medical conditions, a history of addiction, pregnancy, or their religion.

Chiuse le virgolette. E chiuso il sito, per ora. Chissa’ perche’ mi ha fatto venire in mente il professor Cono.